Se volete essere avvisati quando faccio degli aggiornamenti al testo, scrivetemi a topone@pobox.com.
Come faccio a... - raccolta di suggerimenti,
chicche e piccoli perfezionamenti che non hanno trovato posto
nel libro.
Ho aggiunto alla versione online una ulteriore variante del Capitolo 10, quello dedicato all'installazione, per descrivere come si installa la versione 7.1 (attualmente la più aggiornata) di Red Hat Linux. Il resto del libro non è ancora stato aggiornato, ma lo farò se mi dite che vi interessa.
Dopo l'uscita del libro in forma cartacea, Red Hat ha corretto
la propria distribuzione 7.0, eliminando gran parte degli errori
presenti nella versione descritta da me. La nuova distribuzione
ha mantenuto il numero di versione 7.0, per cui non è facile
distinguere quella bacata da quella riparata. Tuttavia è
probabile che le versioni che troverete allegate alle riviste
siano quelle riparate, per cui credo che potrete arrischiarvi
a provarle. Troverete tutti i dettagli sul sito Red Hat.
Correzione segnalata da Marcello Perino (osqgp@tin.it)
Successivamente (marzo 2001), Red Hat ha pubblicato una distribuzione 7.1 che corregge in gran parte il disastro della 7.0.
Molti lettori mi scrivono perché finiscono coinvolti in discussioni su come si pronunciano alcuni nomi e termini del mondo Linux.
Come già detto nel libro, la pronuncia corretta, in tutte le lingue, è linucs. Se volete, cliccate qui per ascoltare un file audio (21K) con la pronuncia esatta. La voce è la mia; la fonte è lo stesso Linus Torvalds, creatore di Linux.
Il nome Mandrake di una delle più rinomate distribuzioni di Linux causa molte ambiguità soprattutto in Italia, dato che esiste un omonimo personaggio dei fumetti il cui nome tradizionalmente viene pronunciato mandrache. La pronuncia corretta è invece mandreic, dato che mandrake è una parola inglese che significa "mandragola". Se volete, cliccate qui per ascoltare un file audio con la pronuncia esatta (26K). La voce è la mia (fidatevi, sono madrelingua inglese).
La questione è chiarita oltre ogni dubbio dalle FAQ della distribuzione Debian (http://www.debian.org/doc/FAQ/ch-basic_defs.html#s-pronunciation): la pronuncia esatta in ogni lingua è deb-ìian (cliccando qui potete sentire la mia voce che lo dice (30K)). Debian è una contrazione dei nomi di Debra e Ian Murdock, fondatori del progetto. Alcuni dizionari dicono che Ian si può anche pronunciare aian, ma siccome Ian Murdock si fa chiamare Ii-an, Debian si pronuncia deb-ìian.
Nel paragrafo Di quale Linux stiamo parlando? dico che il libro "è dedicato principalmente a una distribuzione specifica di Linux (la Red Hat 7.0)". Ovviamente è sbagliato, dato che il libro copre due distribuzioni (la 6.2 e la 7.0). Ho corretto la versione online.
Diffusione di Linux. Ecco il quadro della situazione nel
2000. Fonte: IDC, 2000, pubblicato dal Sole 24 Ore 6/9/2000, pag.
v.
| Sistemi operativi usati su macchine client (PC e affini) | Sistemi operativi usati su macchine server |
| Dos e Windows a 16 bit 7,5% | Mainframe 0,2% |
| Mac OS 4.8% | OS/400 1,5% |
| Unix 0,6% | Unix 15,1% |
| Linux 3,9% | Linux 23,2% |
| Windows a 32bit, NT, 2000 82.1% | Windows a 32 bit, NT, 2000 36,9% |
| Altri 1,1% | Altri 23,2% |
USB supportato dal nuovo kernel. Ai primi di gennaio 2001 è stato rilasciato ufficialmente un nuovo kernel di Linux, il 2.4, che introduce definitivamente il supporto USB.
Winmodem: i Lucent funzionano. Su Internet sono facilmente reperibili dei "driver" per i Winmodem fabbricati da Lucent, presenti su moltissimi computer portatili. Li ho provati, e perbacco, funzionano.
Clic o doppio clic? In Windows 98 e ME, in realtà,
esiste l'opzione di impostare Windows in modo che basti fare un
singolo clic per aprire un file. Tuttavia non ho ancora incontrato
nessuno che la usi: tutti si attengono al modo "tradizionale"
di usare Windows, cioè fare doppio clic per aprire i file.
Ho aggiornato la lista dei componenti in modo da includere anche
alcuni dispositivi USB, gestiti da Linux in modo ufficiale a partire
dal kernel 2.4, e altri dettagli per la scheda audio.
Fare spazio quando c'è Windows ME. La procedura descritta nella versione cartacea di Da Windows a Linux vale soltanto per Windows 95 e Windows 98. In Windows ME, infatti, il DOS è stato rimosso (o più precisamente nascosto), per cui non è possibile creare il dischetto di avvio nel modo che ho descritto. Errore mio!
Ho modificato ampiamente il capitolo e ho introdotto una seconda
procedura appositamente per chi usa Windows ME. Se siete fra coloro
che sono passati a Windows ME, leggete l'intero capitolo nella
sua versione online prima di stramaledirmi.
"Spengere"? Questa in realtà non è una correzione, ma un chiarimento: dove dico che Linux chiede Vuoi spengere o riavviare il computer, ho scritto correttamente spengere invece di spegnere, perché è così che sta scritto nel messaggio a video. Si vede che il traduttore italiano di Linux (o meglio, della KDE) è un toscano oppure parla in punta di forchetta.
Commutare fra le applicazioni. Oltre alla Taskbar, Linux offre un altro metodo per passare da un'applicazione attiva all'altra. Vi farà piacere sapere che è esattamente lo stesso metodo disponibile in Windows: basta premere Alt-Tab ripetutamente per far comparire una finestra, al centro dello schermo, che elenca le applicazioni attive. Rilasciate i tasti quando la finestra visualizza il nome dell'applicazione che vi interessa e il gioco è fatto.
Dov'è il tasto Windows? Si può modificare Linux in modo che il menu del Pannello venga richiamato premendo il tasto Windows, esattamente come avviene in Windows. La procedura è descritta negli aggiornamenti del Capitolo 13. Inoltre in alcune distribuzioni (tipo la Mandrake 7.1) questa modifica viene attivata automaticamente.
Dov'è finita la mia barra? Il problema che descrivo
a pag. 134, ossia che una trascinata distratta può far
scomparire la barra delle applicazioni di Windows, vale soltanto
per Windows 95 e 98.
In Windows ME, infatti, si può "bloccare" la
barra delle applicazioni in modo che non sia spostabile: scegliete
Start > Impostazioni > Barra delle applicazioni e menu avvio
> Avanzate. Nelle impostazioni (zona inferiore della finestra),
togliete il segno di spunta da Attiva spostamento e ridimensionamento.
File di configurazione audio. Nella configurazione dell'audio
parlo del file /etc/conf.modules. Questo è il nome
del file in Red Hat Linux 6.2: in Red Hat Linux 7.0 è /etc/modules.conf.
Correzione gentilmente segnalata da Giuliano Grandin (giuliano@ronchiato.it).
Attivare il tasto Windows. Si può impostare il tasto che reca l'icona di Windows e quello con l'icona di menu in modo che si comportino sotto Linux esattamente come in Windows.
Questa configurazione va fatta per ogni singolo utente.
Nella configurazione di kppp per tutti gli utenti, assegnandoli è da correggere in assegnandogli.
Alcuni lettori hanno segnalato che Internet per tutti (un
altro mio libro) non è disponibile gratuitamente su Internet
come dico in questo capitolo.
Attenzione: esistono due edizioni elettroniche del libro.
Una, pubblicata come e-book in formato PDF da Apogeo, è
a pagamento; l'altra, quella che cito io nel testo, è invece
liberamente sfogliabile in formato HTML presso http://www.attivissimo.net
ed è gratuita (ma un po' più scomoda).
A pag. 230 della versione su carta, la didascalia di Figura 14.14
è sbagliata: kfm va corretto in kmail. La
versione online del testo è già corretta.
2 giugno 2001. La versione open source di StarOffice, chiamata OpenOffice.org, è arrivata a un buon punto di sviluppo: ora è abbastanza stabile da essere utilizzabile (con prudenza, perché è incompleta). Soprattutto, la conversione dei file da e verso i formati Microsoft è nettamente migliorata e la pesantezza del programma è stata ridotta drasticamente. Come StarOffice, è scaricabile gratuitamente (per ora soltanto in inglese).
Applicazioni Windows in Linux. Oltre alle applicazioni Wine e VMWare descritte nel testo cartaceo, vi consiglio di provare Win4Lin, reperibile in prova gratuita presso http://www.win4lin.com. E' simile concettualmente a VMWare, nel senso che fa girare tutto Windows dentro una finestra di Linux, ma non ha i rallentamenti che caratterizzano VMWare: anche sul mio misero Celeron 266, risponde con la stessa prontezza di un Windows normale. Inoltre costa molto meno. Purtroppo non supporta Windows ME, ma questo non è un grosso problema se tutto quello che vi serve è far girare le poche applicazioni Windows che non riuscite a rimpiazzare.
"Remotizzare" la macchina Linux: si può, e
non solo con Windows. Alla fine del capitolo ho descritto
come avere in Windows una "finestra Linux" che in realtà
è un Linux in esecuzione su un altro computer. Lo stesso
sistema vale anche per due macchine Linux collegate fra di loro.
In altre parole, si può impostare una macchina Linux in
modo che l'output grafico dei programmi che esegue venga visualizzato
su un'altra macchina Linux. In genere si usa questa tecnica per
comandare a distanza un PC Linux. Se volete saperne di più,
leggete qui sotto la sezione Come faccio a....
"Virus" per Linux, niente panico. (18 gennaio 2001) Si sta diffondendo con un certo allarme la notizia dell'esistenza di un "virus" di nome Ramen, che colpisce specificamente il sistema operativo Linux nelle sue distribuzioni Red Hat 6.2 e 7.0.
Dato che queste sono le distribuzioni che ho scelto, insieme al mio spirito-guida Odo, per il libro, mi sento coinvolto direttamente. Ho dunque condotto i miei lettori dalla padella (Windows) alla brace (Linux)? Il mito della maggiore sicurezza di Linux è dunque infranto?
Per fortuna no. Il "virus", che in realtà è tecnicamente un worm, ha effetto soltanto sulle macchine Linux che fanno da server, cioè forniscono dati a Internet (come pagine Web o archivi di file ftp); non ha effetto sulle normali macchine Linux usate per navigare in Internet. A patto, naturalmente, che siano configurate con giudizio, e questo è spiegato nel libro.
Come regola generale, a prescindere da questo "virus", ricordatevi sempre di disattivare i servizi che non usate: meglio ancora, non installateli del tutto. Se avete seguito le istruzioni del Capitolo 18, siete già a posto contro Ramen e gli emuli che sicuramente seguiranno.
Questo è purtroppo uno dei difetti delle distribuzioni Red Hat; le loro installazioni standard installano molto software che non serve all'utente comune, compreso il server Web (che però è disattivato per default). Però per mettersi a posto basta disinstallarli, e anche questa eliminazione dei servizi inutili è spiegata nel libro. I servizi colpiti, e quindi da disattivare, in questo caso sono rpc.statd e ftpd. Sono comunque servizi che dovrebbero essere disattivati comunque, salvo che abbiate motivi davvero seri per farlo.
Chi avesse bisogno di usare Linux come server e vuole proteggersi da questo attacco, può installare le correzioni gratuite già disponibili da tempo in Rete, secondo quanto descritto nelle autorevoli pagine del CERT, presso
http://www.cert.org/incident_notes/IN-2000-10.html
Insomma, date una controllatina alle vostre configurazioni Linux
e poi dormite sonni tranquilli.
Per tutti i problemi di stampa c'è un sito fondamentale:
Linux Printing.org (http://www.linuxprinting.org).
Uso il comando diff seguito dal nome del file originale e dal nome della sua copia.
Ad esempio, per confrontare i file pippo e pluto, il comando è diff pippo pluto
Per confrontare due directory e le loro sottodirectory il comando
è diff -r /prima_directory/ /seconda_directory/
Ci sono tanti modi, ma ve ne propongo due:
Se installate una nuova versione di Windows (o reinstallate quella esistente) su una macchina che ospita anche Linux con avvio dal disco rigido, dopo l'installazione di Windows potreste non essere più in grado di avviare Linux. Questo avviene perché il programma di installazione di Windows sovrascrive il contenuto del settore di boot del disco rigido primario, dove risiede LILO. In questo modo, LILO viene obliterato e quindi non avete modo di scegliere quale sistema operativo avviare. Lo stesso problema può verificarsi anche installando altri sistemi operativi accanto a Linux.
Non è detto che LILO debba per forza subire questa tragica sorte. Quando ho provato a installare Windows ME italiano sopra un Windows 98 SE italiano, su una macchina su cui era già stato installato Linux, LILO è rimasto intatto, tuttavia mi è stato segnalato che altre versioni di Windows non sono altrettanto misericordiose. Nel dubbio è meglio prendere le precauzioni descritte qui sotto.
C'è un modo per evitare sicuramente questo problema: creare un floppy di avvio di Linux prima di reinstallare Windows, poi installare Windows, e infine ripristinare LILO usando il floppy di avvio per accedere temporaneamente a Linux. Ecco in dettaglio come procedere.
Gli orologi interni dei computer non sono molto precisi: se volete mantenere il vostro ben sincronizzato, ogni tanto vi conviene dargli una regolata.
Esistono vari modi per automatizzare il processo, per cui Linux va da solo a prendersi il segnale orario di una base militare USA o dell'osservatorio di Greenwich e si imposta sull'ora esattissima, ma richiedono interventi di alta chirurgia che sinceramente non mi sono sentito né di tentare, né di infliggervi.
Ecco allora il metodo più semplice: accedete come root all'interfaccia grafica e lanciate timetool (digitate Alt-F2 e poi, nella casella che compare, immettete timetool); oppure, se siete già nell'interfaccia grafica come utente non-root, aprite una finestra di terminale e diventate root digitando su root; poi digitate timetool. In entrambi i casi compare una finestra che indica l'ora di sistema.
Procuratevi l'ora esatta da una fonte autorevole qualsiasi: il mio metodo preferito è collegarmi a Internet e puntare il browser a http://www.bsdi.com/date, che offre l'ora di Greenwich e quella di tutti gli altri fusi orari.
In Timetool, cliccate sulla parte dell'ora che volete correggere e poi cliccate sulle frecce verticali per regolarla. Quando siete pronti, cliccate su Reset time (il primo pulsante in alto) e poi chiudete Timetool.
Da questo punto in poi Linux adotterà internamente l'orario
che avete impostato. Se volete reimpostare direttamente l'orologio
di sistema, cliccate su Set system clock (il secondo pulsante).
Prima di farlo, assicuratevi che non siano in esecuzione programmi
che eseguono calcoli basati sul tempo, altrimenti otterrete risultati
sballati.
Supponete di avere due computer sui quali gira Linux e di voler usare uno dei due come "monitor" dell'altro. Una delle applicazioni tipiche di questa tecnica è comandare un computer remoto, dove per "remoto" si può intendere "all'altro capo della scrivania" o "al piano di sotto", in una rete locale, o "all'altro capo del mondo" se siete su Internet.
Una delle mie applicazioni preferite, come dicevo nel Capitolo 17, è usare lo schermo del mio portatile come "monitor" del mio computer fisso. Non solo mi consente di comandare a distanza il computer fisso, ma mi evita di dover collegare un ingombrante monitor al PC fisso in questione.
Se i due computer sono vicini, potete usare questa tecnica per collegarli entrambi simultaneamente a Internet. E' come avere due monitor collegati allo stesso PC. Potete eseguire un programma che non avete installato sul vostro computer locale ma che è disponibile su quello remoto: ad esempio, se non avete installato StarOffice sul vostro portatile perché siete a corto di spazio, potete collegarvi a un PC sul quale è installato StarOffice ed eseguirlo immediatamente, visualizzandolo sullo schermo del portatile.
Attenzione: con questa tecnica il computer locale è quasi totalmente passivo, dato che si limita a visualizzare quello che avviene sul computer remoto. I programmi vengono eseguiti sul computer remoto, non su quello locale: di conseguenza potete usare come computer locale anche una macchina molto, molto modesta: quella che conta è la potenza di calcolo della macchina remota.
L'intero procedimento può essere eseguito stando davanti
alla macchina locale: il computer remoto potrebbe essere del tutto
privo di monitor, mouse e tastiera. La connessione fra le due
macchine può essere realizzata tramite schede di rete Ethernet
(molto veloce) o via Internet (parecchio più lenta). Quello
che descrivo qui vale per entrambi i casi.
La prima cosa da fare è avviare l'interfaccia grafica di Linux, se non è già in esecuzione, sulla macchina locale. Fatto questo, aprite una finestra di terminale (preferibilmente come utente comune).
Ora dovete dire al computer locale di fidarsi di quello remoto e consentire a quest'ultimo di accedere allo schermo del computer locale. Linux è prudente, e se non lo autorizzate esplicitamente, non consente a un computer di mandare il risultato dei suoi programmi grafici a un altro computer.
Il comando da dare è
xhost
seguito da + e dall'indirizzo IP del computer remoto.
Ad esempio, io mi siedo davanti al mio portatile (macchina locale), apro una finestra di terminale e digito
xhost +192.168.1.3
dove 192.168.1.3 è l'indirizzo IP del mio PC fisso.
Attenzione: l'indirizzo IP da digitare è quello della macchina remota. E' facile fare confusione, per cui preferisco ricordarvelo. In pratica state dicendo al computer locale "permetti alla macchina 192.168.1.3 (la macchina remota) di trasmettere comandi alla tua interfaccia grafica".
Ottenete come risposta l'indirizzo IP della macchina remota seguito
dalla dicitura "being added to access control list".
Questo conferma che il comando è stato accettato.
Fatto questo, stabilite una connessione con il computer remoto. Se il computer remoto è accessibile via Internet, dovete prima collegarvi a Internet.
Per stabilire la connessione ci sono due modi: quello tradizionale ma insicuro, che usa il comando telnet, e quello sicuro, che usa il comando ssh. La comunicazione tramite telnet non è protetta in alcun modo: i messaggi viaggiano in chiaro fra i due computer, e se questo può essere tollerabile in rete locale, non è nemmeno pensabile se siete su Internet: fareste viaggiare in chiaro le password di accesso al computer remoto, permettendo a chiunque di rubarvele e poi fare quello che gli pare sul computer remoto. L'installazione e la configurazione di ssh sono descritte nel Capitolo 19 di "Da Windows a Linux".
La connessione si stabilisce digitando, nella finestra di terminale sul computer locale, telnet o ssh (a seconda del metodo che scegliete di usare) seguito dall'indirizzo IP del computer remoto. Ad esempio:
ssh 192.168.1.3
è il comando che digito io per collegarmi al mio computer fisso (192.168.1.3) dal mio portatile, collegati sulla mia miserrima rete locale di casa (costituita da ben due macchine Linux).
Sul computer locale compare la richiesta di digitare il nome dell'utente e/o la sua password, esattamente come se foste davanti al computer remoto (attenzione. si tratta di un utente definito sulla macchina remota, non su quella locale).
Una volta che avete risposto a queste due richieste, siete al comando del computer remoto. Potete digitare un comando, ad esempio
ls
per elencare i file contenuti nella home directory dell'utente con il cui nome vi siete collegati. Potete anche eseguire qualsiasi programma residente sul computer remoto, purché non abbia bisogno dell'interfaccia grafica: verrà eseguito dal computer remoto ma visualizzato sul computer locale.
Ma naturalmente si può fare di meglio: si possono visualizzare sul computer locale anche programmi grafici in esecuzione sul computer remoto.
Nella finestra di terminale che è collegata al computer remoto. digitate
export DISPLAY=
seguito dall'indirizzo IP del computer locale e da
:0.0
Ad esempio, io digito sul portatile (macchina locale)
export DISPLAY=192.168.1.2:0.0
Ci siamo! Se ora digitate sulla macchina locale, nella finestra di terminale collegata al computer remoto, il nome di un qualsiasi programma grafico disponibile sul computer remoto, il programma verrà eseguito dalla macchina remota ma visualizzato dalla macchina locale.
Potete provare ad esempio a digitare kcalc o, se avete installato Netscape e siete più ambiziosi, netscape.
Se volete lanciare più di un programma, digitate un ampersand (&) dopo il nome di ciascun programma, come in
netscape &
in modo che la finestra di terminale possa accettare ulteriori comandi.
In entrambi i casi, il programma viene lanciato sul computer remoto e il suo risultato compare sul monitor del computer locale. Se la connessione di rete è veloce (10 megabit via Ethernet, ad esempio), non noterete la differenza rispetto all'esecuzione di un programma locale. Via Internet, se non avete una connessione davvero notevole, noterete invece un vistoso rallentamento, ma è meglio di niente: potete fare da remoto tutto quello che fareste se foste seduti davanti al computer remoto, grafica compresa. Diventa quindi possibile fare tutta la manutenzione che vi pare, con la comodità dell'interfaccia grafica. Questo è un risultato che in Windows richiede programmi appositi a pagamento, come Norton PC Anywhere. In Linux è già tutto integrato.
Naturalmente se il programma remoto che lanciate ha un carico grafico molto intenso (nel senso che aggiorna lo schermo molto frequentemente), come ad esempio un visualizzatore di filmati o un gioco, la quantità di dati da trasmettere attraverso la rete potrebbe risultare eccessiva e quindi produrre rallentamenti inaccettabili. Di conseguenza conviene usare questa tecnica con giudizio: va bene se il programma è un browser, uno spreadsheet o un word processor, ma non aspettatevi di poter vedere un filmato senza salti e sfarfallii.
Quando avete finito, chiudete i programmi che avete lanciato sul
computer remoto e terminate la connessione attivata con telnet
o ssh, e tutto torna come prima.
Nel libro descrivo come creare i floppy di installazione e altri tipi di floppy partendo dai file *.img, e presento le istruzioni per farlo sotto Windows.
Se non avete un Windows a disposizione, potete farlo direttamente da un qualsiasi Linux: